
In questa sezione abbiamo il piacere di conoscere artisti noti o emergenti, ascoltare le loro storie, dare loro uno spazio per esprimersi e renderci partecipi della motivazione che li spinge a mettersi in gioco e comunicare la propria arte.
DARE IL MEGLIO, OGNI GIORNO.

"Ciao mi chiamo Filippo Primavesi, in arte Porter, classe 1995, sono di Milano e faccio musica rap.
E' il mio modo per esprimermi al meglio.
Scrivere un testo su un foglio è una sensazione stupenda, così stupenda per me che scrivo circa una canzone al giorno, poi magari la elimino alla sera.
La mia scrittura è innanzitutto sfogo, non per forza destinata a una pubblicazione. Ho sempre amato scrivere e leggere, poi ho scoperto la musica rap, i beats, i microfoni e ho potuto unire il tutto dando vita a uno dei miei sogni: fare un disco mio.
Tutti hanno i loro eroi da bambini, i miei eroi erano (e diciamo che sono tutt’ora) i rapper come si dice nel gergo “old school” americani, quel mondo mi affascinava davvero troppo e forse con arroganza e presunzione, forse con spensieratezza, sei anni fa ho deciso di provare nel mio piccolo a emulare le loro gesta. Ho iniziato a fare vari contest di freestyle nei locali più squallidi di Milano per arrivare ultimamente ad esibirmi in palchi più prestigiosi come l’Alcatraz, sempre qui a Milano. Ho registrato varie canzoni, ho inciso e pubblicato due album, distribuendo una quantità di copie fisiche soddisfacenti, oltre a quelle virtuali.

Quello per cui sono più soddisfatto è l'aver fatto tutto da solo. Ognuno ha una sua propria vena artistica dentro, qualcosa di suo che può, anzi dovrebbe condividere col resto del mondo, per non far diventare la società più grigia di quello che è attualmente. Bisogna essere abili nel trovarla. Me lo ripeto sempre: se anche con la musica dovesse finire domani, sarei soddisfatto, uno dei miei sogni l’ho realizzato, portandolo avanti con entusiasmo, anche nei momenti in cui sarebbe stato facile decidere di lasciar perdere tutto.
L’altra mia passione fin da bambino? I fuochi d’artificio! Ed ora tra università, musica ed altro, lavoro in un negozio di fuochi. Questa è un’altra storia, ma in fondo è collegata alla mia voglia di strafare, alla mia passione per il rap e la musica in generale che mi ha portato in questo bel mondo. Un mondo colorato, la musica è colore e movimento, ma questo movimento che nel caso specifico del rap decidi tu interpretando il flusso delle parole, non l’ho mai copiato, altrimenti sarebbe stato meglio starmene a casa.

Ho rinunciato al commerciale per tenere il mio movimento, le mie parole. In altri termini non ho mai pensato: scrivo questo per accontentare una possibile audience. Ma penso sempre: oggi ho qualcosa da dire? Si? Bene la dico. No? Sto zitto e aspetto un altro momento.
La creatività deve essere propria, non condizionata da altri fattori. Scrivo come un pittore può tingere una tela, non seguo standard, non mi impongo paletti ma seguo me stesso, l’ispirazione e basta. Mi imbarazza definire i miei lavori arte, l’arte è ben altro, ma sono fiero di definirli miei, veri, non format impacchettati per gli ascolti, ma pezzi di me, carichi dell' entusiasmo di chi ha realizzato da solo il suo sogno e non ha intenzione di mollarlo.
Nella mia generazione vedo spesso poca convinzione in ciò che si fa, poca personalità. Se ognuno lottasse per ciò che ha come sogno tutto sarebbe più colorato. A volte mi domando se molti dei miei coetanei hanno un sogno. Ho imparato che puoi fare qualsiasi cosa tu ti metta in testa, servono convinzione, tenacia e entusiasmo, senza di esso non si produce nulla. Ve lo dico perché sto preparando un nuovo progetto musicale, almeno ancora per un po’ la mia esperienza musicale andrà avanti. Forse lo dedicherò proprio a me stesso e all’entusiasmo che lo ha portato a conclusione. Di sicuro ai nipotini ne avrò di cose da raccontare, ma anche a tutti quelli che vorranno ascoltarmi, con nuove canzoni. Qui dove tutti stanno zitti sento il bisogno di esprimermi, altrimenti potevo nascere ameba, no?"
Questo è Porter, attraverso le sue parole.
Noi gli chiediamo soltanto quale sia il suo rapporto con il giudizio degli altri.
Lui risponde d'istinto:
"Il giudizio degli altri sulla mia musica che sia positivo o negativo lo ascolto, volendomi comunque sempre migliorare. Una critica è sempre ben accetta, basta che sia costruttiva o educata, altrimenti mi troverei a scrivere dei versi pensando agli altri, e non è una bella cosa. Per gli altri. Certamente di pareri e opinioni ne faccio tesoro per arricchire il mio bagaglio di esperienza, che non sarà mai pieno, ci sarà sempre da imparare. Non sopporto chi definisce stupido un testo: puoi dire che non lo hai capito, fai più bella figura, spesso si usano delle metafore. Ricordiamoci che la musica è svago e divertimento, non una guerra. Ma siamo nella generazione da tastiera e da social network e di questo bisogna tenerne conto...
Mi sono soffermato sui giudizi negativi perché paradossalmente sono più costruttivi, ti dicono dove sbagli. Quelli positivi chiaramente mi rendono felice e mi inorgogliscono. Mi fanno capire che il messaggio è stato recepito, mi dicono che la strada non è quella sbagliata."
